Transmediale: si mangia?

25/02/2012 § 1 Commento

Dovendo spiegare a un professore cosa sia il transmediale, nel tentativo di convincerlo a intraprendere questa tesi con me, ho pensato di affiancare un paio di definizioni scritte da studiosi ben più competenti di me per darmi un’idea più chiara possibile di cosa andare a esporre giovedì prossimo. Questi appunti sono principalmente per me, tuttavia qualcun altro potrebbe trarne giovamento, quindi eccoli pubblicati.

Trans-mediale. Viene in mente qualcosa che sia presente trasversalmente su più media. Duh. In cosa differisce dal cross-mediale? Una cosa per volta.
La pratica transmediale è un processo che coinvolge contemporaneamente più media al fine ultimo di narrare. Narrare è inteso qui nel suo senso più ampio: si può intendere un romanzo (come nel caso del recentissimo Il messaggio segreto delle stelle cadenti di Max Giovagnoli), si può intendere come esperienza di viral marketing (la campagna pubblicitaria di Lost), si può intendere un film (Matrix e tutto l’universo al film correlato) e così via.

Christy Dena, punto di riferimento nel campo del cross-mediale e del transmediale, definisce così la transmedia practice nell’introduzione della sua tesi di dottorato:

The theory of transmedia practice examines a creative practice that involves the employment of multiple distinct media and environments for expression.
[Christy Dena, Transmedia Practice: Theorising the Practice of Expressing a Fictional World across Distinct Media and Environments]

La definizione ci è utile, teniamola a mente.
Henry Jenkins, che è un po’ la Bibbia sull’argomentoci dice che il transmedia storytelling (abbiamo detto che serve a raccontare, narrare, no?)

represents a process where integral elements of a fiction get dispersed systematically across multiple delivery channels for the purpose of creating a unified and coordinated entertainment experience. Ideally, each medium makes it own unique contribution to the unfolding of the story. So, for example, in The Matrix franchise, key bits of information are conveyed through three live action films, a series of animated shorts, two collections of comic book stories, and several video games. There is no one single source or ur-text where one can turn to gain all of the information needed to comprehend the Matrix universe.
[Henry Jenkins, Transmedia Storytelling 101, http://www.henryjenkins.org/]

A questo punto mi trovo in crisi: non so se trovarmi in disaccordo con Jenkins. Da una parte concordo quando dice che non esiste una singola fonte, tuttavia Matrix (1999) il film deve essere considerato il testo base dal quale si è dipanato tutto il resto. I fumetti avrebbero avuto ben minore successo, oltre che motivo d’essere, senza il film e quindi, in un certo senso, Matrix (il film) è la fonte madre. Non l’unica, ma quella più importante.

Andando avanti, affrontiamo la problematica differenza cross-mediale/transmediale. Nicoletta Iacobaccitransmedia expert ed evangelist come si definisce, nonché curatrice del TEDx Transmedia tenutosi presso il MAXXI di Roma a settembre, spiega:

In transmedia storytelling, content becomes invasive and permeates fully the audience’s lifestyleStephen Erin Dinehart, who coined the term transmedia and created the VUP (viewer/user/player) relates this model to Richard Wagner and his concept of “total artwork” (“Gesamtkunstwerk“) where the spectator becomes actor/player. A transmedia project develops storytelling across multiple forms of media in order to have different “entry points” in the story; entry-points with a unique and independent lifespan but with a definite role in the big narrative scheme.

[Nicoletta Iacobacci, From crossmedia to transmedia: thoughts on the future of entertainment, http://www.lunchoverip.com/2008/05/from-crossmedia.html]

Il transmediale è un puzzle: ogni pezzo concorre alla narrazione. Non si tratta solo di una trasposizione mediale, ma di un racconto che utilizza media diversi. Per esempio: nel caso di Lost si può anche solamente usufruire del testo base, il telefilm. Quanto però è più efficace l’intera esperienza transmediale che, al di là delle stagioni in tv, sfrutta internet (il sito della Oceanic Airlines, i video della Dharma e la sequenza di Fibonacci, etc) e il viral marketing per creare un intero universo lostiano? Tuttavia la narrazione transmediale non è solo una frammentazione del racconto. C’è un motivo per cui la sequenza della narrazione viene affidata a media diversi. Ogni sequenza ha un obiettivo preciso e si offre a un target preciso.

Un altro aspetto importante da considerare è il ruolo di pervasività della narrazione, specialmente quando questa avviene su internet (medium privilegiato per il transmedia storytelling).
Il caso del recente telefilm della BBC, Sherlock (2010), è un buon esempio. Nel telefilm si seguono le vicende, ri-narrate in chiave contemporanea, di Sherlock Holmes e John Watson. Come prevedibile, nel 2010 Sherlock ha un sito (che non ha molto successo) e Watson un blog, dove riporta i casi e dove i personaggi della serie commentano. Il passaggio dalla fiction alla realtà dello spettatore è immediato.

Per ora mi fermo qui. Devo ancora riformulare gli appunti del TEDx Transmedia e tanta carne è sul fuoco. Ce la farò, giovedì prossimo, a condensare tutto in poche frasi concise?

Cosa ti manca del libro cartaceo?

24/04/2011 § Lascia un commento

Scorrevo il forum di Simplicissimus quando incappo in questo thread.

È stata degno di un’occhiata, è molto interessante vedere come ognuno abbia la sua personalissima risposta all’annoso problema Cosa vi manca del libro cartaceo?

Mi ha personalmente colpito tale zaino che dice

[…] Le ricerche, di parole, di testi, è delegato ad una semplice e comoda parola chiave, ad un algoritmo che mi esautorerà della mia “padronanza” e dei miei sforzi per padroneggiare [NdR]. Mi mancheranno insomma tutti quesi gesti che non avranno più senso all’interno di una memoria digitale; tutto sarà più semplificato ed efficientemente rivolto allo scopo finale del trovare perdendo però il viaggio, la ricerca ed i suoi strumenti di navigazione. […]

Io sono la prima a voler poter leggere su un dispositivo digitale per la comodità d’uso e di ricerca ma… la frase in grassetto mi ha fatto riflettere non poco.

Architettura dell’informazione: euristiche

24/04/2011 § Lascia un commento

Dare un’occhiata a queste linee guida può essere cosa buona e giusta, specialmente per chi è alle prime armi, per chi vuole capirne qualcosa di architettura dell’informazione e vuole iniziare a muoversi nel… settore. Sono scritte dal buon Luca Rosati.

Ricordo, inoltre, la presenza dello stesso (e di un altro battaglione di competentissimi) presso l’IA Summit (V Summit italiano di Architettura dell’Informazione) che si terrà a Milano dal 5 al 7 maggio. Il link permette di iscriversi all’evento, anche se temo che tutti i workshop gratuiti siano ormai da tempo esauriti!

Macro-architettura

Micro-architettura

Bibliografia

Social reading

24/04/2011 § Lascia un commento

[…] Ma è possibile, in prospettiva, andare anche oltre. Il lettore non capisce un capitolo del testo: c’è qualcosa di introduttivo o meno complesso che può leggere come introduzione all’argomento? Il lettore trova un riferimento a un libro o un articolo (magari un riferimento aggiunto da un altro lettore, attraverso una apposita funzionalità del software di lettura) che potrebbe costituire una utile lettura integrativa: è possibile scaricarlo immediatamente, o magari reperirne una traduzione? []

Ecco, non si dirà poi niente di eccezionalmente nuovo, ma questo articolo di Roncaglia è decisamente interessante e mi fa sempre più ben sperare sul futuro dell’editoria digitale.

Libri come

05/04/2011 § Lascia un commento

Voi che potete (…), date un’occhiata agli eventi che offre l’Auditorium di Roma fino al 10 aprile.

Laboratori a pagamento (10 euro a capoccia) curati da professionisti del settore (sovrabbondanza di minimum fax, ma fa sempre bene; strana presenza di Perrone Editore nel workshop “L’editore del domani”, dato che non è ancora chiara la posizione della CE, se a pagamento o meno), conversazioni con autori (mi mangio le mani perché non posso andare ad ascoltare Tabucchi per 2 euro, ma ci saranno anche Dacia Maraini, l’evergreen Umberto Eco e David Grossmann) e una interessante mostra fotografica degli scatti di viaggio di Borges (Jorge Luis, obviously).

E daje.

Nuovi cadaveri eccellenti? Viral Sockpuppets

03/04/2011 § Lascia un commento

Stavo pigramente navigando per il web quando mi imbatto in questo post del Giornalaio. Incuriosita, non mi fermo all’articolo ma inizio a cliccare furiosamente su tutti i link segnalati.

Si parla di The Viral Sockpuppets, gioco e narrazione a più mani su YouTube. Il sito ha una grafica inquietante e disordinata e il suo about non spiega proprio nulla. Devo rifarmi al post del Giornalaio per capirci qualcosa:

The Viral Sockpuppets è un gioco di ruolo interattivo generato dagli utenti che combina narrazione cinematografica, video blogging, L.A.R.P.ing e viral marketing con l’obiettivo di realizzare un nuovo modo di generare idee e sviluppare storie.

L’esperienza realizzata durante il gioco è caratterizzata da una narrativa “in progress” che si sviluppa secondo i desideri dei giocatori, dell’audience.

Il protagonista deve risolvere diversi problemi. Dopo ogni episodio il giocatore richiede alla comunità su YouTube di produrre dei video di risposta che spieghino come andrebbero avanti nella risoluzione del gioco. Ogni giocatore diventa un personaggio della narrativa del gioco ed interagisce con i diversi cittadini che costituiscono la popolazione  virtuale del mondo di The Viral Sockpuppets.

[da Narrazioni Interattive – http://giornalaio.wordpress.com/2011/04/01/narrazioni-interattive/]

In pratica un cadavere eccellente su YouTube, con personaggi protagonisti e autori. L’esperimento sembra già di grande portata, ma è confuso e complesso. Si affida totalmente ai social network (utilissimo per i loro utenti ma scomodo per chi ne è fuori), in special modo il già citato YouTube e Facebook.

E infine la pagina più succosa di tutte «How to play?». Me lo chiedevo anche io. Si crea un personaggio, con relativa fan page su Facebook corredata di fotografie e si gioca su YouTube seguendo un archetype.

  1. The Reality Vlogger
  2. The Tutor
  3. The Conspiracy Theorist
  4. The Political Pundit
  5. The Celebrity Sucker
  6. The Entertainer

[da How to play? « Viral Sockpuppets – http://www.viralsockpuppets.com/how-to-play/]

Il progetto, insomma, è interessantissimo e potenzialmente davvero… squisito. Esempio che questo tipo di storytelling può funzionare.

Storytelling che in Italia, tra l’altro, ha portato alla creazione di un romanzo a 230 mani. Ok, si parla di altro genere, ma è comunque un immenso progetto crowdsourced. È il Grande Romanzo SIC (Scrittura Industriale Collettiva) che è di recente uscito fuori dalla ennesima verifica in fase di editing. Ora ha anche un titolo: In territorio nemico. Sono curiosa!


Approfondimenti

Cadaveri Eccellenti

È un gioco francese che consiste nel creare un testo lavorando di gruppo. Ogni partecipante, però, conosce solo il proprio contributo o al massimo, l’ultima riga o l’ultima parola del contributo del partecipante immediatamente precedente.

La tecnica del cadavre exquis è stata usata dai surrealisti, e ci sono stati tentativi di applicazioni artistiche basate sulla grafica computerizzata, per la costruzione di oggetti surrealisti, e persino in ambito architettonico. Alla New York University è stata usata per creare lungometraggi surrealisti. Alcuni livelli aggiuntivi del videogioco Doom sono stati progettati facendo uso di questo metodo.
I cadaveri eccellenti sono dunque oggetto di un certo interesse da parte di organizzazioni artistiche. Totems Without Taboos (“totem senza tabù“) fu la prima esposizione di cadaveri eccellenti degli Stati Uniti, organizzata dal Chicago Surrealist Group. La Cacophony Society di San Francisco ha organizzato una serata speciale in cui il gioco è stato giocato da un teatro pieno di persone.

[da Cadaveri Eccellenti – http://it.wikipedia.org/wiki/Cadaveri_eccellenti]

Starting from… Oulipo

03/04/2011 § Lascia un commento

Cercavo un posto come un altro dove poter sistemare alcuni appunti circa l’editoria, i nuovi media, il futuro e il futuribile di questo grande calderone.

Apro un account WordPress.com e cosa trovo tra i temi free? Oulipo! È destino! (Si dà il caso che la mia tesi fosse parzialmente basata proprio sull’Oulipo e, più in generale, sulla letteratura potenziale e combinatoria).

Diamo il via alle danze.